Maria Grazia Begolo, Resp. Commerciale di Armonia Eventi, si racconta.

Maria Grazia: donna straordinaria, 50 anni ed un’energia prorompente. Ha iniziato la sua carriera come Commerciale un anno fa, collaborando con Antonella Friso, tit. di Armonia Eventi.

In questa intervista ci racconta la sua vita e il suo percorso, da quando ha cominciato ad ascoltarsi ed ha scoperto i suoi talenti. 

Tutto è iniziato da una domanda: “cosa ti piacerebbe diventare?”. Quando Nadia Ferraresi, career coach, le ha posto questo quesito, la sua vita è cambiata. Ha conosciuto Antonella e si è messa in gioco, imparando in maniera impeccabile un nuovo lavoro da 0. 

Ed oggi, nelle sue parole, scopriamo tutti i tasselli di questo meraviglioso percorso.

Raccontami di te, della tua vita, il tuo percorso, le novità che ci sono state negli ultimi anni.

Durante l’estate di due anni fa, verso Luglio, stavo attraversando un momento di crisi. Probabilmente non mi bastava più fare la mamma, seguire i ragazzi, essere sempre a casa, svagarmi con le solite abitudini, fare volontariato in parrocchia. Non mi sentivo bene.

Allora mi hanno presentato Nadia Ferraresi. Dopo un po’ Nadia mi ha raccontato che una sua cliente cercava una responsabile commerciale: era Antonella.

Te la senti?” mi chiese Nadia

Risposi “Sì, ma partiamo dal punto che io non so fare niente a livello informatico, se non accendere il PC. Posso e voglio imparare.”

Da lì ho conosciuto Antonella, che è stata molto paziente. Oggi, scherzando e ripensando ai primi tempi, mi dice che all’inizio non si sarebbe mai aspettata che raggiungessi certi risultati.

Chi l’avrebbe detto, invece, che si sarebbe rivelata una piacevole sorpresa?

Antonella ha avuto una grande fiducia in me e nelle parole di Nadia, che era riuscita a vedere delle caratteristiche che tenevo nascoste. C’erano dei talenti e delle passioni che quasi non riuscivo a vedere neanche io, ma lei sì.

Mi ricordo che Nadia mi chiedeva sempre “cosa ti piacerebbe diventare?”. Sembra banale, ma è una di quelle domande che fino a quel momento non mi era mai stata posta. Nessuno, fino a quel momento, mi aveva fatto riflettere così a fondo.

Così ho iniziato a costruire il mio sogno: mi immaginavo sempre in viaggio, con la mia valigetta 24 ore.

Ora non è più un sogno: viaggio per andare di fiera in fiera con la mia 24 ore.

Così io e Antonella abbiamo iniziato a collaborare e, un passo per volta, ci ritroviamo oggi ad un buon punto. Questo ha riacceso in me la voglia di fare, talmente tanto che ho deciso di iscrivermi ad un corso sull’imprenditoria e ad un altro per imparare ad usare efficacemente excel.

Cosa ti ha convinta a diventare Commerciale?

C’è stato un avvenimento in particolare che mi ha fatto dire “sì” alla proposta. Antonella si occupava dell’organizzazione di fiere per gli sposi, un mondo del quale mi sentivo parte.

L’estate prima avevo organizzato una mostra di abiti da sposa delle signore del quartiere. L’idea è nata dalla sorella di mio marito Alessandro, che ne ha organizzata una simile con una ventina di vestiti a Torre, un paese vicino Padova.

Io invece avevo deciso di organizzarne una qui in parrocchia, in un salone grandissimo. Volevo ridare valore a tutte quelle cose preziose che teniamo nascoste nell’armadio, come l’abito da sposa.

Ho fatto un po’ di passaparola, dicendo “invece di tenere il vestito a prendere polvere in armadio, portatelo qui per fare una mostra”. Sono riuscita a raccogliere ben 55 abiti, così tanti da non sapere neanche dove metterli. Ho reclutato 8 persone per darmi una mano, insieme abbiamo allestito il patronato tanto bene da sembrare una vera e propria esposizione.


L’anno successivo, quando ho anche conosciuto Antonella, ho creato un passaparola molto coinvolgente, riuscendo a raccogliere altri 50 abiti da sposa.

Ho organizzato così una sfilata con circa 30 ragazze e ragazzi dai 15 ai 20 anni, completa di luci, allestimento ed ogni singolo dettaglio.

È stata un’esperienza meravigliosa, ho indossato un bellissimo vestito ed ho presentato l’evento insieme allo speaker.

Ed è stato proprio questo episodio, l’interesse per il mondo del wedding, uno dei motivi che mi ha spinta subito a buttarmi a capofitto nella proposta di lavoro di Antonella.

Di cosa ti occupi nello specifico?

Mi occupo principalmente dell’aspetto commerciale, la parte organizzativa invece è un compito di Antonella.

Curo e gestisco il rapporto con i clienti.

Quando ho iniziato a lavorare, il timore di sbagliare mi portava a chiamare i clienti leggendo quello che dovevo dire. Non l’avevo mai fatto in passato, avevo paura di commettere errori, di non trovare le parole giuste.

Poi ho superato tutti questi ostacoli, imparando un passo alla volta ad instaurare un rapporto sano e fruttuoso con il cliente.

Ora so che è importante anche andare oltre il rapporto prettamente lavorativo con il cliente. Bisogna creare un legame e costruire una solida base di fiducia.

Quale credi sia il tuo talento?

Credo che il mio talento sia quello di saper coinvolgere le persone e instaurare relazioni fruttuose. Così come ho fatto in tempi non sospetti quando ho organizzato la mostra e la sfilata di abiti da sposa.

Cosa è cambiato nella tua vita da quando hai scoperto i tuoi talenti e le tue passioni?

Sono cambiata molto nel rapporto con la mia famiglia. Prima ero molto più nervosa, a volte non vedevo l’ora di uscire di casa.

Mi sentivo stretta dentro casa, facevo di tutto per stare via più tempo possibile. Anche quando organizzavo qualcosa con i ragazzi, non facevo in tempo a finire una cosa che ne volevo subito programmare un’altra.

Alzavo molto spesso la voce e urlavo per qualsiasi motivo. Adesso sono stabile, non tiro più fuori il peggio di me, ascolto di più e mi sento più tranquilla.

Adesso le giornate le riempio con il mio lavoro e la continua formazione.

Mi piace il mio lavoro, lo faccio volentieri e riesco ad organizzarmi in modo sano e produttivo, anche grazie alle indicazioni di Antonella per ottimizzare al meglio il tempo.

Seguo molto quello che mi indica Antonella, cerco di trovare un metodo efficace evitando di distrarmi quando sono concentrata su un compito. Questo nel lavoro, così come nella vita quotidiana. Ad esempio, amo fare il menù settimanale per organizzare al meglio i pasti insieme alla mia famiglia, evitando di perdere tempo pensandoci all’ultimo momento.

Ora mi sento tranquilla a casa. Anche se lavoro da remoto, riesco a tenere ben separato il lavoro dal resto degli impegni.

Sicuramente c’è stato un cambio radicale delle mie abitudini. Per lavorare con le fiere bisogna stare via per 4/5 giorni, io non ero mai stata lontana dalla casa e dalla famiglia per tutto quel tempo.

La mia famiglia mi ha appoggiata fin da subito, ridimensionando la routine e l’organizzazione di casa. Fin da sempre, infatti, abbiamo insegnato ai figli ad essere autonomi e a collaborare nelle faccende domestiche.

Quando hai iniziato questo lavoro, sapevi di cosa eri alla ricerca? Avevi programmato questo tuo percorso?

Quando ho iniziato non sapevo di essere in grado di fare le cose che faccio ora. Così mi sono messa un po’ alla prova, ma non avevo programmato questo percorso.

Io sono sempre stata il bastone della vecchiaia dei miei genitori. Per non pesare sulla famiglia ho iniziato molto presto a lavorare.

Quando ero adolescente, i miei genitori erano già anziani. Non ho mai avuto la possibilità di studiare, ma nonostante questo non mi sono mai persa d’animo. Il mio papà era un artigiano, costruiva le scope, il guadagno che ne ricavava era il minimo indispensabile per sopravvivere.

A 16 anni ho iniziato a lavorare, il mio primo impiego è stato in una fabbrica di scarpe in Riviera del Brenta. Poi ho imparato a cucire a macchina ed ho iniziato a fare i guanti. In alcuni periodi mi stava un po’ stretto, perché ho sempre avuto voglia di dire la mia.

Dal 2008 al 2018 sono rimasta a casa, salvo qualche piccolo lavoretto saltuario.

Nel 2016 avevo messo in piedi una collaborazione per fare le pulizie con una cara amica. Da quando sono andata un po’ in crisi mi sono detta “io le pulizie non le voglio più fare, vorrei provare a vedere se c’è qualcosa di meglio per me”.

Così, quando sono andata da Nadia, la prima cosa che le ho detto è stata “guarda ti dico una cosa che non voglio più fare: le pulizie”.

Avevo già lavorato in passato, ma in una fabbrica. Era tutt’altra cosa rispetto all’essere libera professionista, come ora.

Pensa che a Marzo dell’anno scorso, proprio quando iniziava il primo periodo buio del lockdown, ho sfidato me stessa e le circostanze aprendo la partita iva.

Mi sono detta “proviamoci, mal che vada tornerò indietro”. Invece è andata bene, è stato l’inizio del mio percorso come libera professionista.

In questi mesi ho dedicato tutto il mio tempo alla formazione, imparando cose nuove e preparandomi alle fiere che ci aspettano a Settembre.

Hai un progetto attualmente? C’è qualcosa che vuoi realizzare?

Sì, ho un progetto che vorrei realizzare con mio marito Alessandro.

Io sono nata in Riviera del Brenta e l’anno scorso una mia vicina di casa, che aveva il vivaio, ha ristrutturato una casa del 1500. Di 3 porzioni di casa, ne ha messa una in vendita.

Lì c’è un progetto: creare una locazione turistica e realizzare una serra, adibita anche ad orto botanico.

A piccoli passi lo sto iniziando a costruire, anche per questo motivo ho iniziato il corso di imprenditoria.

In questo periodo più che mai abbiamo capito che qualcosa bisogna fare, continuare a macinare idee. Non bisogna fermarsi al primo ostacolo, bisogna andare avanti e vedere cosa succede.

Cosa diresti a chi è alla ricerca della propria strada?

Ho insegnato ai miei figli a non perdersi mai d’animo, ad affrontare tutto.

Il mio consiglio è sempre quello di affidarsi ad una figura professionale che ne sa un po’ più. A me, ad esempio, ha aiutato molto Nadia, che è una career coach.

Affidarti a qualcuno che riesca a farti vedere anche quello che tu non riesci a vedere. A volte capita di fissarsi su una strada, non riuscendo a guardarsi intorno. Eppure intorno ci sono tante cose che dobbiamo imparare a vedere, o a lasciarci guidare nel vederle.

Io credo molto anche nell’aiuto delle persone che ci sono vicine. Impariamo ad accogliere gli altri e lasciarci sostenere, per non percorrere la strada da soli.

Da soli si arriva solo fino ad un certo punto, solo nel supporto e nel sostegno reciproco si può trovare la vera forza.

Bisogna crederci, anche se all’inizio può sembrare difficile o impensabile.


Bisogna ascoltarsi
e ascoltare anche il proprio sesto senso.


Bisogna buttarsi a capofitto
, senza interrogarsi e chiedersi se possiamo farcela o meno.


È tempo dedicato a sé, alla propria crescita, per riuscire a vedere che certe cose le puoi raggiungere.


E dopo non giudicarsi.

Maria Grazia fa parte del gruppo ufficiale Facebook “La Voce delle Donne dalla Terra al Cielo”.

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