Sentirmi libera ed essere di supporto agli altri: i cardini della mia vita.” È quello che racconta oggi Nadia Ferraresi, formatrice, career coach e co-fondatrice dell’evento “La Voce delle Donne dalla Terra al Cielo“.

Nadia è una donna alla continua ricerca di intuizioni e idee. Crede in un mondo libero dalle redini, in cui ognuna/o possa vivere a pieno la propria vita, sia fedele alle proprie scelte, sia felice secondo le proprie regole.

Così si è donata pienamente in questa intervista, raccontando della sua vita, di come ha affrontato ostacoli ed avversità senza mai perdere la fede e la speranza. Ancora oggi è alla continua ricerca di un modo per rendere il mondo un posto migliore, ripartendo proprio dal rapporto con sé e con la natura.

Da qui fino ad arrivare al progetto più maturo, più solido. Un progetto in cui finalmente crede fermamente e nel quale sta riponendo tutte le sue energie e la sua speranza: La Voce delle Donne dalla Terra al Cielo, un ciclo di eventi dedicati alle donne, in cui sviluppare a pieno le proprie potenzialità e i propri talenti.

“Questo” spiega “è stato il mio modo di mettere insieme libertà e aiuto agli altri, la collettività e la collaborazione“.

Ma da dove è arrivata questa “intuizione”, come la definisce Nadia?

Sicuramente da tanti episodi e sfaccettature della sua vita, che come tanti pezzi di un puzzle solo nella loro unione le hanno mostrato l’immagine completa.

Da quando ha vissuto la caduta del muro di Berlino, alla sua tesi di laurea “La parità uomo – donna nel mondo del lavoro”, dall’abbandono di un matrimonio infelice, fino alla scelta di cambiare lavoro e dedicarsi a quello che definisce “la missione della sua anima”.

Ricostruiamo questo puzzle? Mettiamo insieme i pezzi e scopriamo Nadia nelle sue stesse parole.

Cosa ti ha portata ad essere la donna che sei oggi? Quali sono state le tue tappe fondamentali, professionali e personali?

Quello che sono ora lo devo sostanzialmente ad una parola: “Libertà”, sentirmi libera. Questa è la chiave di volta di tutte le mie scelte, sia professionali che personali.

A volte sono riuscita a rispettare questo mio desiderio, altre volte non l’ho ascoltato. Credo che la vita sia fatta anche di questo: a volte ti ascolti e altre volte non lo fai.

Sulla base di questo, le mie scelte lavorative credo di averle sentite fin da ragazza: ho sempre sentito questo trasporto nell’aiuto agli altri. Sono sempre stata così, ho sempre sentito profondamente in me questo desiderio.

Fino ad un certo punto della mia vita ho pensato fosse una mancanza. Probabilmente era un desiderio mosso anche dalla voglia di compensare una sorta di “mancanza di attenzioni” che vedevo nella mia famiglia. Le circostanze ci tenevano separati per molte ore durante la giornata, a volte dal mio papà, che faceva il camionista, anche per giorni.

Alla fine mi sono resa conto che probabilmente era proprio la missione della mia anima. Per un certo periodo mi sono chiesta come potevo essere d’aiuto agli altri, poi crescendo ho smesso chiedermi “come”, dovevo farlo e basta. E questo “fare” mi ha portata a scegliere anche il mio lavoro.

Ho sempre avuto il viaggio nella mente e nel cuore, ed è per questo che ho frequentato un Istituto Turistico. Quando viaggio mi immergo completamente nella realtà in cui vado, assorbo tutto quello che vedo.

Il mio viaggio in Germania, dove sono stata più di un anno, è stato un tassello importante della mia vita. Da questo emerge un forte aspetto di me: quello del cambiamento.

Era un anno particolare quello in cui mi trovavo lì: il 1989. Ricordo le voci, i mesi di trattative tra l’Unione Sovietica, l’ex Germania dell’Est, l’Occidente e gli Stati Uniti.

Ricordo anche una bellissima sera: la sera del 9 Novembre 1989, quando cade il muro di Berlino.

Berlino, Germania – 12 Novembre 1989.
(Photo by Pool CHUTE DU MUR BERLIN/Gamma-Rapho via Getty Images)

In quel momento io ero a casa e ho visto andare tutto in diretta tv. Abitavo in una zona molto solidale e vicina all’Est. Quando il giorno seguente ho visto arrivare i concittadini tedeschi dalla Germania Est è stato veramente un momento epocale.

Caduto un muro, quindi una barriera, iniziava un cambiamento. Ho visto gli abitanti dell’ex Germania dell’Est affacciarsi a questo cambiamento un po’ con paura, un po’ con curiosità.

Ricordo che i paesi della Germania Ovest ai confini donavano ad ogni famiglia qualche centinaio di marchi, per acquistare dei prodotti che non si trovavano a Est. Portavano a casa cioccolato, banane, kiwi, libri, radio, dischi… tutto quello che gli era proibito.

Questa esperienza mi ha segnata per sempre. Mi sono immedesimata in queste persone, nella situazione che hanno vissuto per buona parte della vita. Io allora avevo 18 anni e mi sono immaginata tutta la mia esistenza nella mancanza di libertà. È anche vero che ci si abitua, il cervello si abitua a qualsiasi condizione. Ma credo anche che alcune esperienze ti aiutino ad affrontarla con un’apertura pazzesca, un’apertura dell’anima.

Da quel momento credo di aver stabilito un patto con me stessa: fare solo ciò che desideravo e amavo nella vita.

Quando sono tornata in Italia e mi sono iscritta al corso universitario di Scienze Politiche, così è venuta fuori la mia vena “outsider”. Il mio sogno era: prima di tutto lavorare in modo autonomo e, ovviamente, aiutare gli altri. È stato un percorso a tratti semplice e a tratti difficile.

Mi sono laureata con una tesi in Diritto del Lavoro: “La parità uomo – donna nel mondo del lavoro”. Il mio primo lavoro è stato in TNT, Global Express S. p. A. Anche se il lavoro era nuovo era come se l’avessi sempre fatto, perché in casa si masticava già tutto quello che facevo: chilometri, mete da raggiungere in un determinato tempo, difficoltà nel tempo, come uscire da certi problemi, ecc…

Ho lavorato in TNT per 2 anni e con tanta gioia, perché ho assistito alla nascita e alla crescita del customer service. Me ne sono andata quando è cominciato a diventare un call center, iniziava a starmi un po’ stretto perché è venuto a mancare quel rapporto  “costruttivo” con il cliente. Lo ricordo comunque con gioia, tra corse e telefonate. Il bello di quel lavoro stava proprio nel risolvere i problemi agli altri.

Poi è arrivato un forte richiamo. Mi sono sposata, la situazione personale era mutata e mi sono detta “forse è arrivato il momento di capire bene cosa voglio fare” e lì sono entrata nel mondo delle risorse umane. Ho iniziato in un piccolo studio, dove mi hanno insegnato il mestiere di ricerca e selezione del personale. È stata dura, perché la responsabile non era una persona facile, ma ho resistito perché volevo a tutti i costi imparare quel lavoro. Volevo uscire da lì sapendo fare qualcosa.

In seguito sono andata in una società un po’ più grande, che mi ha dato la possibilità di seguire dei progetti da sola, di seguire i clienti, di portare i candidati in azienda. Da lì è partita tutta la mia formazione.

Successivamente ho aperto con una mia ex collega una piccola società: una multiservizi, io facevo ricerca e selezione del personale e lei si occupava della parte di contabilità e amministrazione. Tuttavia dopo appena un mese di apertura la mia socia è andata via. Sono andata avanti per un po’, ma ad un certo punto ha cominciato a non corrispondermi più quel mondo.

Ho resistito e nel frattempo mi ero anche sposata. Poi però mi sono resa conto che anche in quel caso non avevo fatto la scelta giusta per me. Avevo scelto in base a criteri sociali dai quali ero condizionata. Vedevo tutte le mie amiche sposarsi a 30 anni e pensavo di doverlo fare anche io. Se avessi pensato con la testa di oggi avrei detto “anche no”.

Così per far fronte a questa separazione e al desiderio di avere una casa tutta mia, ho trovato lavoro in un’agenzia interinale come responsabile commerciale. Lì non è andata bene, io non andavo bene per quel mondo. Tuttavia ho voluto insistere perché non ho avuto fiducia in me e sono caduta nuovamente in questa dinamica. In questa agenzia ho subito mobbing, in un modo molto pesante. Poi in qualche modo ne son uscita.

Ho cercato un aiuto, un aiuto che ho trovato quando mi sono imbattuta in Antonietta Valentina Ferrante, una terapeuta nell’ambito della bioenergetica, del respiro e della meditazione e carissima amica.

Il mio risveglio inizia nel 2004.

Con Antonietta ho imparato tantissimo. Ho iniziato un percorso con lei, ho imparato molte tecniche, fatto tantissimi corsi di consapevolezza, di crescita personale e pian piano mi sono rimessa in sesto.

Sono passata ancora per un lavoro da dipendente. Spesso anche se sai di voler cambiare, non riesci a farlo in modo semplice e veloce, soprattutto se resti all’interno di determinati modelli e schemi.

In seguito sono stata licenziata, la cooperativa era fallita e mi sono detta “Nadia, adesso è il momento di aprirti la Partita IVA, lo devi fare”.

Questo avviene nel 2009, quando inizia il mio percorso per diventare coach e formatrice.

Che cosa hai trovato di diverso nella libera professione? Qual era la tua aspettativa e cos’hai trovato effettivamente?

Sicuramente l’immagine che io avevo del mio lavoro non corrispondeva con la realtà del mondo esterno. Il mondo esterno è molto meno creativo dell’immagine che noi portiamo dentro.

Noi non ci fidiamo della nostra immagine, dell’obiettivo, ci fidiamo solo del mondo esterno.

In un certo senso ci allineiamo alla cosiddetta “normalità”. Ma “normalità” deriva proprio da “norma”, vuol dire “mettere in riga, rendere uguale tutto”. In realtà ognuno di noi è diverso.

Lo “scollamento” che ho trovato all’inizio tra la mia idea e quella che la realtà offriva è stato frustrante. Io avevo voglia di sognare in grande. Mi dico sempre “fidati di quello che senti”, la vita ne sa più di noi e ha più creatività. È una delle 7 leggi spirituali del successo di Deepak Chopra, che ci dice di permettere alla vita di darci e di dare tutte le possibilità, perché sono infinite.

C’è un film, Sliding Doors, che nella sua semplicità ci dice “guarda, se tu avessi preso quel treno lì probabilmente sarebbe andata in un altro modo.” Quella è solo una delle possibilità, la vita invece te ne dà infinite. Questa è sostanzialmente la differenza che ho trovato tra il mio sogno e la realtà.

Ci sono alcune/i tra le/i miei giovani clienti che vogliono avviare un’attività, io gli chiedo sempre di descrivermi il loro sogno, li invito a lasciarsi andare, ad essere creative/i.

Devi avere fede in quello che senti dentro di te. Dentro hai delle emozioni differenti, tra ciò che è mentale e ciò che è nella tua anima.

Questo è quello che io cerco negli occhi delle persone quando parlano dei propri sogni.

Cos’è per te la “creatività”?

È una manifestazione, una capacità di connessione, una cosa molto radicata e profonda.

La “creazione” è l’azione di “dare vita a qualcosa”. Chi è genitore probabilmente riesce a comprendere a pieno questo concetto, per chi è giovane è ancora un’emozione interiore.

Quando sei nell’atto creativo ti lasci andare, sei nel pieno godimento e non ti accorgi neanche di quello che stai facendo, è proprio un piacere estremo dal quale non ti staccheresti mai. Staresti sempre lì a goderti quel momento.

Quando non sei nella creatività, sei nel dovere: questa è la differenza, lo senti anche a livello emotivo e corporeo.

All’inizio hai parlato di come è andata la tua vita quando ti sei “allineata”. Cos’altro ci puoi dire su questo?

Ti accorgi di essere condizionata dai rumori del mondo esterno, quando fai solo scelte allineate con altri, che appaiono creative ma non lo sono. Questa è la parte superficiale, poi c’è quello che per me conta di più: l’emozione che provi.

Quando fai qualcosa che è allineato con te, ti senti a casa, ti viene semplice.

Questo è il segnale più forte: tutto ti arriva in modo semplice. Ti arrivano i contatti, le occasioni, le esperienze, si verificano degli eventi e tutto combacia con il tuo “obiettivo”. Quando parliamo di obiettivo, a livello emotivo è come se dovessimo prepararci per una gara e raggiungere una meta. In realtà non c’è nulla da “preparare mentalmente”, c’è solo da lasciare che si manifesti l’obiettivo, perché dentro noi ce lo abbiamo già.

Come ho già detto alla base di tutto il mio percorso lavorativo e di vita ho due valori principali: la libertà e l’aiuto agli altri. Attorno a questi ho poi costruito tutto. Non li ho riconosciuti subito, ma è stata una spinta interiore che ho sempre cercato di ascoltare.

È il corpo che ci guida nelle sensazioni.

La Voce delle Donne dalla Terra al Cielo” è stato il mio modo di mettere insieme libertà e aiuto agli altri, di collettività e di collaborazione.

È arrivato dopo tantissimi insuccessi, che prima chiamavo “fallimenti”, quando c’era sempre il confronto con gli altri e il timore di essere giudicata.

Forse proprio da questo è nata l’idea di creare uno spazio e dei momenti da dedicare pienamente alle donne, dove poter trovare risorse, informazioni, consigli, stimoli, idee e poter trovare altre donne con cui confrontarsi.

Da quando ho lavorato su me stessa, acquisendo sicurezza in ciò che sentivo, vivendo pienamente ciò che sono, accettando la mia missione di vita, non ho più lottato con il desiderio di protagonismo, di essere migliore degli altri.

Lo schiaffo che ricevevo era sempre “tu stai lì, fai la brava, vieni dopo questo o quell’altro”. Vedevo sempre altri coach più bravi di me, altre ragazze più belle di me, quando in realtà io mi dimenticavo di me stessa.

Quando ho recuperato veramente il contatto con me stessa, apprezzandomi per quello che sono e per quello che faccio, si è spalancato il mio mondo. Sono riuscita finalmente a vedere “pienamente” e mi si è manifestata questa intuizione.

La Voce delle Donne dalla Terra al Cielo” è proprio questo: un’intuizione fortissima che è arrivata nuovamente dopo un anno.

Questo progetto nasce da una necessità attuale: riequilibrare l’energia del maschile e l’energia del femminile.

Parlo di energia del femminile che è in ognuna e ognuna/o di noi, sia uomini che donne. Quindi gli uomini non sono esclusi da questo progetto. Bisogna riequilibrare le energie, perché diventino collaborative.

Sono partita da me, dal mio femminile, dal mio percorso e dalle altre donne intorno a me. Quello che vedevo erano donne che non facevano mai sentire la propria voce la voce. Eppure abbiamo tante cose da dire.

È necessario un cambiamento, un’esplorazione della forza e dell’energia che abbiamo già in noi, ma che non sempre riusciamo a far emergere. Se ognuna di noi riscoprisse e portasse alla luce questa energia potremmo fare davvero molto, in ogni angolo della società.

Ci troviamo in una società troppo patricentrica, dove il mondo femminile è escluso. Dobbiamo ritrovare i nostri spazi, raggiungere la parità di genere ovunque: nel lavoro, nella politica, nella vita privata e molto altro.

Bisogna riportare equilibrio, e “La Voce delle Donne dalle Terra al Cielo” può essere uno degli strumenti per farlo. Bisogna traghettare l’umanità dal precovid alla nuova era: quella della collettività, dello scambio e della creatività.

Qual è stata l’evoluzione de “La Voce delle Donne dalla Terra al Cielo”, che sfocerà nell’evento dell’11 e del 12 Settembre? Questo flusso di energie femminili che stai creando.

L’idea è maturata con un episodio in particolare: quando un giorno Bianca Simone, amica e vocal coach, mi ha aiutata a tirare fuori una sfumatura della mia voce che io stessa non conoscevo. Questo è stato il ponte di collegamento con l’intuizione.

Lì ho capito che possiamo rendere reale l’immagine di un’intuizione, una luce, una scintilla che aveva bisogno di una forma tangibile per realizzarsi. Attraverso le corde vocali questa energia è arrivata a mettere in moto delle parti del cervello e del cuore. Questa è stata l’emozione che ho provato.

Lì ho detto: va bene, accetto. Ciò che tu vuoi è ciò che io voglio, pensando all’universo, se è questo che devo fare allora lo faccio.

Da lì è partito tutto, ho messo in moto i contatti, l’idea è nata a Luglio e a Settembre eravamo già operative. Il 27 Settembre c’è stato l’evento e poi c’è stato un periodo di pausa. Ci siamo dette “caspita, nonostante il covid abbiamo avuto più di 30 persone paganti a seguirci, sono state contente e sono andate via soddisfatte. Questo vorrà dire che siamo sulla buona strada”.

Poi ci siamo rimesse in moto per Aprile ed è arrivata la versione digital per farci risentire. Abbiamo avuto 3 pezzi da 90 con noi: Antonietta Valentina Ferrante,insegnante di Neshamayoga e coach, Selene Calloni Williams, psicologa, scrittrice, viaggiatrice e documentarista e Lama Wangmo, monaca buddhista.

Lama Wangmo è stata la vera sorpresa, è stata meravigliosa, ci ha inondate con la sua luce, la sua pace, la sua serenità e semplicità. Quando l’ho vista e sentita mi sono detta “questa è la donna che vorrei essere”, semplice, luminosa e con la pace nel cuore. Ha contagiato tutte e tutti.

C’è un articolo sul blog anche sul suo intervento, puoi scoprirlo cliccando qui: Donne e buddhismo: l’esempio di Lama Wangmo.

Da lì ci siamo motivate, abbiamo creato il gruppo Facebook per cominciare a creare la comunità.

Che cosa vuole essere la Voce delle Donne?

È e rimarrà l‘evento che ci unirà tutte, ci troveremo una o due volte l’anno per fare il punto della situazione, per conoscerci, per avere il modo di mettere in pratica ciò che abbiamo preso durante l’anno.

È una comunità di donne R-Evoluzionarie, “evolute” nel senso di una consapevolezza maggiore di ciò che è il femminile, di accettazione di sé nella propria unicità. Una comunità dove creare sinergie nella propria diversità, come sta accadendo al nostro gruppo di lavoro, ed esprimere la nostra creatività al massimo e senza aver paura di farlo.

Si direbbe anche “attivare il 5° chackra”, quello della gola e del cuore: esprimere le proprie emozioni senza paura. Mi piacerebbe farlo diventare una serie di progetti concreti che riguardino la donna nel mondo in vari ambiti: nel lavoro, nella politica, nel sociale, nella cura, nella cultura, nell’arte.

Dovendo iniziare una conversazione con chi leggerà l’intervista, Se fossi davanti a un gruppo di donne che ti sta ascoltando in questo momento, cosa diresti?

Io mi chiederei: cos’è che mi rende felice?

Chiederei a questo gruppo di persone: cos’è che vi rende veramente felici?

E soprattutto: di che cosa avete paura? Di che cosa avete paura per non essere veramente felici?

Nadia è la co-fondatrice di questo gruppo di donne. Se vuoi conoscerci, entrarne a far parte anche tu, ti aspettiamo l’11 e il 12 Settembre a Padova, nel frattempo ci incontriamo online.

Ovviamente sono ben voluti anche gli uomini che vogliano confrontarsi, esplorare e scoprire con noi questo mondo e questa filosofia.

Clicca qui per scoprire il gruppo Facebook, dove parliamo e ci confrontiamo su diversi argomenti.

Ogni mercoledì incontriamo professioniste e professionisti che offrono il proprio contributo: sulla cultura, sulla salute sull’arte e qualsiasi cosa possa essere utile a coltivare i nostri talenti, le nostre qualità… le nostre voci.

Iscriviti anche al canale Youtube, dove trasmettiamo gli eventi online e presto inizieremo a fare delle videointerviste a donne e uomini che vogliano raccontare e raccontarsi.

E per concludere puoi visitare il Sito Web, dove puoi troverai lo storico delle varie edizioni e le foto che ci raccontano.

Ti aspettiamo!