Scelte green e sostenibili nella vita quotidiana: da dove partire?

Basta guardarsi intorno, volgendo lo sguardo verso le proprie abitudini e le proprie scelte quotidiane. Iniziare poi ad informarsi e fare delle scelte consapevoli: consumando frutta e verdura di stagione (abbiamo un articolo anche su questo, clicca qui per leggerlo!), riducendo l’uso della plastica monouso, facendo la raccolta differenziata e molto altro.

Ad esempio, c’è una cosa che utilizziamo ogni giorno: i vestiti.

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Sai quanto impatta l’industria della moda sull’ambiente? È responsabile ben del 10% delle emissioni globali di carbonio, più del totale di tutti i voli internazionali e del trasporto marittimo messi insieme.

La produzione tessile è responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale dell’acqua potabile. Per via dei processi, come la tintura e la finitura, e il lavaggio di capi sintetici, che rilascia ogni anno 0,5 milioni di tonnellate di microfibre nei mari.

Di quanta acqua necessita la produzione tessile? Moltissima, senza contare l’utilizzo dei terreni per la coltivazione di cotone e di altre fibre. Per creare una sola maglietta di cotone occorrerebbero ben 2.700 litri di acqua dolce, la stessa quantità che una persona dovrebbe bere in 2 anni e mezzo.

L’industria tessile è tra le realtà più inquinanti sul pianeta. Tuttavia esiste anche l’altra faccia della medaglia: la moda sostenibile.

Così siamo andate alla ricerca di un brand che potesse rispondere ad alcune domande e donarci degli spunti concreti per comprendere al meglio questo mondo.

Abbiamo parlato con Gloria Barana, l’ideatrice di “Filotimo, un brand italiano, precisamente di Verona, in Veneto, che ha scelto di coniugare il benessere della persona con il rispetto dell’ambiente.

Così Gloria si è donata in un’intervista, rispondendo alle nostre domande. Abbiamo parlato del ruolo della moda e del mondo tessile sull’ambiente e degli strumenti per riconoscere e selezionare un tessuto a basso impatto ambientale.

Ci ha raccontato la storia di Filotimo, fino ad arrivare ad una domanda: quella che rivolgerebbe a chi sta leggendo, insieme ad un consiglio per prendersi cura dell’ambiente nelle piccole scelte quotidiane.

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Abiti di “Filotimo”

Come nasce “Filotimo”? Qual è la sua storia, la sua filosofia e la sua mission?

Filotimo nasce dall’idea di creare dei capi confortevoli e piacevoli da indossare con il minor impatto ambientale possibile.

La ricerca parte quindi dal materiale: è lui a dettare le regole e il modello degli abiti punta a valorizzarne al meglio proprietà e caratteristiche. Le linee sono essenziali, i colori neutri e puntano ad avere un’estetica che duri nel tempo, non soggetta alle tendenze del momento.

L’ idea è che ognuna/o possa personalizzare i capi secondo il proprio stile e le proprie abitudini e farli durare nel tempo.

Che ruolo ha la moda e il mondo tessile sull’ambiente?

L’industria della moda è al secondo posto tra le industrie più inquinanti, dopo quella di raffinazione degli olii.

Purtroppo è un settore la cui velocità mal si combina con la sostenibilità che, per definizione, dovrebbe assecondare i tempi e le risorse naturali. La moda invece deve spingere, sempre e quasi ad ogni costo. Nuovi prodotti, nuove tendenze e il tutto ad un ritmo che aumenta di anno in anno.

Inevitabilmente tutta questa sovrapproduzione, oltre ai danni che causa di per sé, finisce per creare moltissime rimanenze. Queste, per non svalutare il prodotto sul mercato, vengono mandate all’inceneritore.

Un’industria davvero poco virtuosa insomma, dal punto di vista ambientale, ma che sta anche facendo passi da gigante per migliorare.

Dalle piccole scelte quotidiane è possibile prenderci cura concretamente del mondo.

Sulla base della sua esperienza, come si fa a riconoscere e selezionare un tessuto a basso impatto ambientale?

Non è facile, volte nemmeno per gli addetti al settore. Inoltre c’è sempre più “Greenwashing” (strategie di comunicazione di imprese, organizzazioni o istituzioni politiche, per costruire un’immagine ingannevolmente positiva sotto il profilo della sostenibilità) è sempre più presente e rischia di confondere anche i più attenti.

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Abiti di Filotimo

Ci sono fibre che per loro propria natura hanno un impatto ambientale minore, come la canapa. Altre, invece, possono essere molto sostenibili o per niente in base a vari fattori, come la lana.

Ci sono dei parametri che ci possono guidare. Sicuramente il prezzo è un indicatore; se è vero infatti che non necessariamente un tessuto costoso è un tessuto di qualità, è altrettanto vero che un tessuto molto economico di certo non lo è!

Ci sono dei costi oggettivi che non si possono abbattere per produrre un tessuto con il minor impatto possibile, riguardano la qualità della materia prima, le certificazioni, l’attenzione al processo produttivo, una manodopera in regola e con tutte le tutele, tinture e finissaggi.

Il mio consiglio è di drizzare le orecchie se si vedono sbandierati tanti valori, ma con il prezzo è quello della fast fashion. Una regola d’oro è che se le cose hanno un costo, quello che non paghiamo noi qualcun altro l’ha pagato o lo pagherà, che siano persone o ambiente.


Un altro modo è di guardare attentamente la composizione, non limitarsi a riceve in modo passivo quello che ci viene proposto sui social o nelle pubblicità.

Quante volte ci viene presentata una maglia in cashmere che poi ha il 10% di cashmere e il restante di altre fibre tra cui molte sintetiche? Ci sarebbe da parlare per ore.

Un’altra cosa che mi viene in mente è: non farsi attirare subito dalle fibre nuove che promettono di riciclare qualsiasi cosa… bisognerebbe valutare l’impatto dell’intero ciclo di produzione e valutare se ne sia valsa davvero la pena.

Un metodo semplice? Quando leggiamo un etichetta poniamoci delle domande, come facciamo quando dobbiamo portare un cibo in tavola… di solito sugli alimenti tendiamo ad essere più attenti!

Quali sono i fattori che rendono un tessuto o l’abbigliamento ecosostenibile?

Riguarda solo il materiale o anche il metodo di produzione, trattamento e distribuzione?

Come informarsi su questi fattori?

Anche qui non è facile, bisogna valutare davvero molte cose.

Il mio consiglio è scegliere dei brand di cui fidarsi… che siano trasparenti e ci convincano, che rispondano alle nostre domande. Altrimenti diventa davvero difficile scegliere in un mercato dove dove ci presentano tutto come “sostenibile”.

Fare domande è importantissimo, per fare una scelta consapevole, ma anche per il brand stesso. Nel mio caso, moltissime idee di post o articoli mi vengono parlando con i clienti o rispondendo alle loro domande.

Esistono dei siti e dei gruppi che fanno una selezione di brand sostenibili, secondo determinati criteri (ricordiamoci che nessuno è sostenibile al 100% e sotto tutti i punti di vista). Questi possono essere un aiuto, perché chi li gestisce ha già fatto una buona parte del lavoro di scrematura.

Il materiale è solo la punta dell’iceberg. Bisogna considerare tante altre cose: la materia prima (ad esempio cotone biologico o meno), il rispetto delle tempistiche naturali (frequenza di tosatura delle pecore), il metodo di produzione, la manodopera, le leggi e le limitazioni in atto nel Paese di produzione (che tutelino i lavoratori o limitino i residui chimici), la gestione delle rimanenze e molto altro.

Complesso, me ne rendo conto, ma ricordiamoci che puntare alla perfezione è solo demotivante…partiamo con piccoli passi e cerchiamo di migliorarci nel tempo.

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Abiti di “Filotimo”

In che modo questa passione ha influito sulla sua vita? come può influire sulla vita delle persone in generale?

Quando inizi ad approfondire certe tematiche, ti rendi conto che pian piano il tuo stile di vita inizia a cambiare. Non riesci più ad essere indifferente a certe cose.

Io devo ammettere che non ho mai messo in atto scelte troppo rigide, perché mi conosco e so che non resisterei a lungo. Cerco di fare del mio meglio, mi informo, mi faccio e faccio tante domande e cerco le alternative migliori alle cose che non mi convincono.

Si può partire da una tematica che sentiamo più vicina a noi, da lì si inizia il percorso per migliorare tutto il resto.

Quando è iniziato questo progetto, ha iniziato ad avvicinarsi a questo mondo, sapeva di cosa era alla ricerca? Aveva programmato il percorso o lo hai costruito man mano?

Nel primissimo momento non ne avevo idea!

Tutto è nato come una sfida personale, più che come un obbiettivo concreto. Volevo creare qualcosa, senza venir meno ai miei principi.

Abiti di Filotimo

Ero alla ricerca di capi d’abbigliamento che mi facessero sentire bene, che fossero il più possibile rispettosi dell’ambiente e non riuscivo a trovarli. Così ho provato a farli da me.

Man mano ha iniziato a prendere forma, ero elettrizzata all’idea che potesse diventare il mio lavoro. I passaggi successivi sono stati molto spontanei e spesso frutto di casualità o piacevoli incontri, come il passaggio dalle fiere, i mercatini e l’apertura del negozio.

C’è un progetto attualmente? C’è qualcosa in particolare che vorrebbe realizzare?

Troppe cose! Le idee sono tante, ma spesso mi scontro con la realtà e le incombenze quotidiane. Di certo, da tempo, c’è l’idea di ampliare la collezione con una linea maschile e poi tanti altri piccoli progetti che cercheremo di introdurre pian piano.

3 parole che descrivono “Filotimo”

Trasparenza, essenzialità, ricerca.

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Abiti di “Filotimo”

Una domanda che rivolgerebbe a chi sta leggendo l’intervista e un consiglio per prendersi cura dell’ambiente nelle piccole scelte quotidiane.

Il consiglio è sempre quello di farsi delle domande, di approfondire.

Abbiamo a disposizione moltissimi canali per informarsi. Spesso se si vuole andare più in profondità, bisogna dedicarsi del tempo, un tempo che ritengo ben speso, che ci aiuterà a scegliere con consapevolezza.

La mia domanda invece è questa:

Ti senti bene con gli abiti che indossi?

Credi che rappresentino i tuoi valori?

Gloria barana, ideatrice di “filotimo”
Come e dove puoi trovare "Filotimo":
https://filotimo.it
info@filotimo.it
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Organizziamo ogni anno 2 eventi per incontrarci di persona. Siamo pronte per la 3a Edizione dell’evento: 11 e 12 Settembre 2021 a Villa Todesco, Villa del Conte (PD).

Saranno 2 giorni intensi di workshop dinamici ed immersivi, dall’Arteterapia, al Teatro, allo Yoga, alla Meditazione, Sostenibilità da ogni punto di vista (personale e nelle scelte quotidiane, come la cucina) e molto altro.

Per due giorni ci dedicheremo completamente a noi, immergendoci nella natura.

Inoltre sarà l’occasione perfetta per conoscere altre donne con cui confrontarsi, coltivare insieme le proprie idee, passioni e talenti. E perché no? Anche per scoprirne e coltivarne di nuovi!

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Fonte dati sull'inquinamento: L'impatto della produzione e dei rifiuti tessili sull'ambiente (infografica)